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Un suo amico, Francesco Penza,  lo racconta così:  ”Salvatore Basile non si è accorto del villaggio globale, dell’era audiodattile e, fortunato lui,  vive ancora di sentimenti genuini, religiosità, paternità, fraternità. Nelle sue espressioni vi è il candore dell’uomo primitivo che cerca le sue origini lontane ed affanna nella tecnologia, che ha distrutto la dimensione umana. Egli grida sulla sventura ma è una voce che parla nel deserto. Lasciamogli la speranza che qualcosa cambi”.

Salvatore  Basile è un operatore ecologico, ma non si offende mica se lo chiamate netturbino o spazzatore. Lui è un vero professionista nel suo campo. Le strade di sue competenza sono pulitissime, ma egli si prodiga anche per ripulire zone non di sua competenza e per attaccare ai muri avvisi a non sporcare. Famosa fu la sua operazione di pulizia delle scale di Torre Cervati, ridotte ad una discarica e da lui bonificate.  (vedi foto)

Salvatore forse non è un eroe dei nostri tempi, non fa notizia, non è gossip, non rientra tra gli interessi dei giovani. Ma forse Salvatore è un eroe vero nel senso letterario del termine. Nella antichità l’eroe è fondamentale nella vita quotidiana, rappresenta sia il cittadino greco  ottimo, perché provvisto di tutte qualità che l’uomo greco esalta e sogna, sia quello romano, in quanto depositario di tutte le qualità del mos maiorum, il nucleo della morale  tradizionale della civiltà romana.

Egli  protegge il suo territorio, la sua famiglia, i suoi amici, ma anche  il bene altrui, facendo  ogni giorno   qualcosa in più del suo dovere con un  consapevole sacrificio di sé stesso in favore della comunità.

Ma non si ferma qui. Scrive poesie e canzoni che canta anche con buona intonazione. I suoi temi sono semplici: la mamma, l’amicizia, l’amore, Napoli, i più deboli. Ma tutto è rivisitato con grande dignità :” Io so’ nato povero, e ch’esta povertà tenco tesoro, nun ‘a cambio cu’ nisciuno oro brillante denare. Nun so’ niente ‘a sta ricchezza ca’ sta povertà me dà”. E con grande sensibilità: splendida la sua canzone “nun si’  n’amico” in cui canta esaltando  le doti del suo cane in confronto a quelle degli amici.

Chissà se queste sue doti,  questa sua autentica napoletanità  gli deriva dall’essere “figlio di Sofia Loren” . E sì, perché Salvatore è praticamente nato tra le braccia della Sofia nazionale. In un carcere. Nel primo episodio del film del 1963, Ieri, oggi, domani , diretto da Vittorio De Sica (vincitore dell’Oscar al miglior film straniero nel 1965) ed intitolato Adelina,  scritto da Eduardo De Filippo, Salvatore Basile è  il bambino appena nato che Sofia  (Adelina) tiene tra le braccia.   La vicenda, realmente accaduta, ambientata a  Napoli nel quartiere di Forcella, è quella di una venditrice abusiva di sigarette, Adelina Sbaratti nel film, che, per non essere arrestata ricorre ad una lunga serie di maternità. Il  carcere  sarà evitato fino a quando il marito Carmine non cederà sessualmente a tutta questa lunga serie di maternità. L’ispirazione nasce dalla storia vera della  contrabbandiera napoletana Concetta Muccardi, che per non andare in carcere ebbe ben 19  gravidanze, 7 delle quali finite con la nascita di figli. Continuò il suo “mestiere” di venditrice di sigarette di contrabbando fino alla morte, avvenuta il 21 novembre del 2001 all’età di 78 anni.

Un momento qual è la notizia direte voi? Essere stato figlio della Loren? No. E’ semplice, sapere che esiste ancora una persona così. Pensateci un attimo veramente, quanti ne conoscete? Vi accorgerete che si contano sulle dita di una mano. Ed in una società dove si  fatica a trovare esempi tra i politici, tra gli amministratori, tra gli artisti e tra gli sportivi, egli  rassomiglia sempre più all’ultimo dei Mohicani, alla mosca bianca, al cigno nero, tanto per rimanere tra gli  stereotipi comuni. Per me è un esempio positivo, mi piacerebbe  che lo fosse  per tutti.

Marcello Milone

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