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Dopo il grande successo dell’anno scorso, Futuro Remoto si ripropone con la sua 30° edizione. Nata nel 1987 con l’obiettivo di diffondere  la cultura scientifica e tecnologica, Futuro Remoto si svolge anche quest’anno in Piazza del Plebiscito,  e propone al pubblico  un tema a noi tutti caro,  seppur difficile da realizzare: “Costruire”.

Costruire come attivare, edificare e rafforzare processi sociali e culturali,  per la realizzazione di una società aperta a nuove collaborazioni, consapevolezze e soluzioni. Erigere insomma una società che riesca a proiettarsi verso il futuro.

I padiglioni che propongono una ventata di innovazione sono  quest’anno otto tra cui “Terra madre: clima, energia e ambiente” , “Corpo e Mente: salute, benessere e stili di vita”, Il futuro del cibo: il cibo di ieri, oggi e domani tra scienza e società, storia e tradizioni”, “Smart cities: ricerca sviluppo sostenibile, diffusione di beni e servizi etici”, “Comunico ergo sum: istruzione, comunicazione, new community e digital divide”,  “Mare nostrum: storia, ricerca, innovazione e Blue economy”, “Odissea nello spazio: dalle frontiere della ricerca aerospaziale, all’infinitamente piccolo e infinitamente grande dell’Universo”, “Orizzonti mediterranei: ricerca e sviluppo dei Paesi dell’Africa settentrionale che affacciano sul Mediterraneo, comunità, viaggi e flussi migratori, inclusione sociale”,  “Quarta rivoluzione industriale: makers, fablab, open lab e fabbriche del futuro”.

Marco Nappo è studente universitario che ha collaborato alla realizzazione del progetto Mare Nostrum.

Come è nata l’idea di partecipare a “Futuro Remoto” ? E grazie a chi è stata realizzata?

Ho potuto partecipare a Futuro Remoto grazie alla collaborazione tra l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la fondazione Idis-Città della Scienza,  ideatrice dell’ evento. Questa “festa della scienza” è stata tuttavia possibile grazie  ad una partnership con la Seconda Università di Napoli, l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, l’Ufficio Regionale Scolastico per la Campania, la stessa Regione Campania e il Comune di Napoli, con l’unico scopo comune di diffondere la conoscenza ed accentuare i rapporti tra le diverse aree scientifiche.

  Qual è stato il compito del vostro padiglione? E in particolare il tuo?

“In qualità di studente in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, ho partecipato con il dipartimento di Farmacia della Federico II come espositore nel padiglione “Mare Nostrum”, dedicato all’acqua come importante mezzo di continuità fra l’uomo e la terra. Insieme alla prof.ssa Valeria Costantino e il gruppo di ricerca “The Blue Chemistry Lab”, ho avuto la possibilità di descrivere ai visitatori il tipo di ricerca svolto nel nostro dipartimento, incentrato soprattutto sull’ estrazione, caratterizzazione e sintesi di sostanze farmacologicamente attive da campioni di spugne di mare. Questi poriferi sono infatti ricchi di metaboliti cosiddetti “secondari”, perchè non utili allo sviluppo primario dell’organismo, ma che si sono dimostrati attivi, anche a concentrazioni nanomolecolari, nei confronti delle cellule tumorali, nei processi infiammatori e come antibiotici. Attraverso la collaborazione con la prof.ssa Marina Melone, docente di neurologia alla SUN e alla Dott.ssa Serenella Gagliardi, presidente dell’associazione Spaziomediterraneo, ci è stato possibile narrare l’importanza dell’acqua  come mezzo importante per la salute del nostro cervello,  e per la produzione delle pietanze che, da sempre,  appartengono alla nostra tradizione culinaria.”

Come avete coinvolto i visitatori?

“Devo ammettere che trovare un metodo per coinvolgere i visitatori non è stato difficile. Abbiamo deciso di simulare, con i dovuti accorgimenti, l’estrazione di molecole attive da alcuni campioni di Agelas Clathrodes, una spugna prelevata dai nostri ricercatori sui fondali dell’isola di Little Inagua, alle Bahamas. Per rendere il tutto più interattivo e meno noioso, abbiamo fornito ai visitatori camici, occhiali e guanti protettivi e li abbiamo invitati a provarci loro stessi. Siamo rimasti molto contenti della loro reazione. I partecipanti, bambini delle scuole elementari, ragazzi liceali,  ma anche studenti di altre facoltà, hanno mostrato un forte entusiasmo e ci hanno ringraziati con video-interviste, disegni, dediche e messaggini molto simpatici, visibili sulla pagina Facebook del The Blue Chemistry Lab. Ad ogni modo, siamo riusciti ad attirare anche l’attenzione dei più grandi, mostrando le enalogie fra le tecniche di estrazione utilizzate da noi in laboratorio e quelle adottate per la produzione di liquori ottenuti per macerazione. Infatti, i solventi utilizzati per l’estrazione dei metaboliti dalle spugne di mare sono poco dissimili da quelli utilizzati per la produzione del limoncello, il cui sapore intenso è ottenuto per estrazione in etanolo del limonene, una molecola fortemente profumata presente nelle bucce di limone e altri agrumi. L’ennesima prova che la chimica è la regina della cucina!”

Cosa ha significato per te partecipare? Ti ha immerso in qualche modo nel mondo del lavoro?

“Avere avuto la possibiltà di partecipare a questo evento è stato per me molto importante. Entrare in contatto con tante discipline scientifiche diverse, e poter condividere con gli altri le proprie passioni e le proprie conoscenze,  è stato un immenso arricchimento personale e sarei felice se potessi ripetere questa esperienza anche l’anno prossimo. La meraviglia e l’entusiasmo con il quale i bambini e ragazzi ascoltavano le nostre parole è qualcosa di molto difficile da rendere a parole. Allo stesso tempo, stare a stretto contatto con alcuni dei migliori ricercatori del mio dipartimento e con docenti di chiara fama, mi ha permesso di valutare, ancora una volta, la mia passione per la ricerca e per il mondo scientifico. La possibilità di utilizzare sostanze facilmente trovabili in natura per debellare patologie gravi, come le neoplasie, è qualcosa di misticamente affascinante e a cui vorrei sicuramente dedicare la mia vita professionale.”

 

Marco ci lascia infine con una frase che fa sperare in un cambiamento realizzabile e “costruibile”: “ L’elevata affluenza alla 30° edizione di Futuro Remoto è una dimostrazione di quanto le nuove generazioni, spesso criticate, siano interessate al mondo scientifico e spero di avere la possibilità di vedere spuntare i frutti di questa elevata diffusione di conoscenze. Come diceva Ben Herbster “ Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare

 

 

 

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