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I miracoli avvengono. Tutti i giorni. In tutti i posti del mondo. Solo che noi non ci facciamo caso. Crediamo che i miracoli siano di stretta competenza dei santi e che avvengano in casi eccezionali, come quando malati gravi guariscono improvvisamente senza che la scienza sia in grado di darne spiegazione. Invece i miracoli, intesi come eventi imprevisti, non programmati, non scontati, avvengono a migliaia tutti i giorni, attorno a noi e lontano da noi. Come quello avvenuto ieri a 5.185,32 km di distanza da Napoli, nella zona di Mivo, provincia di Ngozi, nel nord del Burundi a pochi chilometri dalla frontiera con il Rwanda, dove la gente del posto è costretta ad affrontare gli 8 chilometri che separano la zona centrale di Mivo (la popolazione si estende su di un territorio molto vasto e di difficile transito) dall’ospedale della città. Otto kilometri che noi percorreremmo in pochi minuti ma che là sono davvero tantissimi. Nessuno possiede automobili e la strada che congiunge Mivo a Ngozi è impraticabile durante la stagione delle piogge, mentre nella stagione secca, molto breve, la situazione migliora solo di quel tanto da non impedire gli spostamenti adeguati alle esigenze di persone ammalate e in condizioni di emergenza sanitaria ( le ambulanze sono inesistenti e/o inutilizzabili).
La condizione di povertà nella quale versa la gente di Mivo è davvero indescrivibile. Tutto viene considerato un lusso..le scarpe, gli abiti, il sapone, i quaderni, le penne biro, il cibo, per non parlare poi delle case, povere case di fango e sterco con il tetto di paglia intrecciata, nessuna finestra, niente acqua, niente luce……. solo terra rossa .
Qui si trova l’ospedale “Maria Madre della Divina Provvidenza” che nasce nel 2001 per volontà di Maria Belleri, un’ostetrica italiana burundese di adozione, di Suor Daphrose Kiraniguye e di Suor Maria Teresa, medici burundesi laureate in Italia, facenti ambedue capo alla Congregazione burundese delle Suore di Bene Mariya.
E’ qui che oggi, lunedì 11 marzo 2019, alle 9,31 del mattino, avviene il miracolo. Una bimba viene strappata alla morte grazie ad un parto cesareo d’emergenza. Non sappiamo ancora come si chiama la bimba né come si chiama la madre. Sappiamo solo che se in quel momento non si fosse trovato presente un medico quella bimba non sarebbe mai nata e forse la mamma sarebbe morta. Di loro il mondo non avrebbe mai saputo nulla, né che esistevano né che erano morte. Invece ce l’hanno fatta entrambe. Sono vive e adesso possono combattere come tutti gli altri miliardi di esseri umani per rivendicare la loro esistenza e il loro diritto a godere di questa vita su questa terra. E chissà forse questa bimba diventerà un’infermiera, o un’insegnante, o forse diventerà una scienziata, o forse la presidentessa del suo paese. Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo certamente è che se A.E. medico emerito napoletano, missionario per vocazione e non per lucro, non avesse lasciato la sua famiglia per stare un mese ad aiutare a sue spese la popolazione burundese, e non fosse atterrato qualche giorno prima all’aeroporto di Bujumbura per recarsi all’ospedale di Mivo, questo miracolo non sarebbe avvenuto. Forse il mondo non se n’è accorto, a chi vuoi che importi se nasce o muore qualcuno in un paese sperduto dell’Africa, ma a quella madre e a quella bimba sì. E quando quella bimba sarà grande e in una sera illuminata dai quei tramonti favolosi che solo l’Africa sa regalare, si chiederà se esistono gli angeli, forse non saprà darsi una risposta, forse se li immaginerà con le ali, o forse una vocina dentro di sé le sussurrerà che le uniche ali degli angeli sono quelle che tanti anni prima atterrarono a Bujumbura per salvarle la vita.

Marcello Milone , Napoli, mattina del 11 marzo 2019 .

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