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«Pensavo di poter dare un contributo alla rivoluzione alla mia maniera: scrivendo». Così dichiarò Eleonora durante un’intervista su la Repubblica in occasione dei suoi settant’anni. Venti anni nella redazione napoletana de L’Unità, dieci anni a Paese Sera, poi brevi soggiorni in altre testate e infine l’attuale collaborazione con il Corriere del Mezzogiorno.Venti processi per diffamazione superati, tre gradi di giudizio vinti contro l’ ex procuratore Cordova. Eleonora Puntillo, autrice fra l’altro di “Grotte e caverne” (Newton Compton) che racconta del sottosuolo di Napoli, è animatrice di campagne sociali e civiche. Si laurea in filosofia come sua mamma; suo padre insegnava matematica. Iscritti da sempre al Partito Socialista, sempre in prima linea per difendere la laicità e l’indipendenza della scuola pubblica, fedeli amici di Pertini e De Martino, lei però si iscrisse al Pci nel 1956, nel ’60 andò a lavorare a L’Unità, poi collaborò attivamente nella giunta Valenzi.Da allora è in trincea, attenta a difendere , nonostante gli scempi, la bellezza della sua terra.

Eleonora Puntillo non è solo una giornalista, una scrittrice, una studiosa del territorio – non solo flegreo – e delle ricchezze e povertà che lo caratterizzano. Eleonora , “Nora” , ha respirato politica e militanza, ribelle ad ogni imposizione, ad ogni concetto precostituito, incontrando e dialogando a viso aperto, mettendosi in gioco ogni volta che c’era da lottare per una giusta causa, divenendo icona della storia del giornalismo e della cultura. Non può non entrare nel cuore di ogni napoletano, di ogni puteolano ma anche di ogni donna o uomo che aspiri a mantenere vivo il desiderio di conoscenza.

Il passato

E’ un dato il tuo appassionato e radicato amore per questo territorio . Come nasce, perchè, dove ti ha portato e dove ti dirige?

Andare a leggere un libro sulla banchina del porto di Pozzuoli mentre mio marito se ne stava con la canna da pesca è stata una mia abitudine domenicale degli anni 60 e 70; ho sempre amato il Macellum (Serapeo) che incontrai in terza elementare su un libro di scienze per bambini; poi, quando mio figlio e mia nuora trovarono da acquistare casa a Pozzuoli, mi precipitai anche io, e sono felice di aver scambiato la vista del Vesuvio con quella su Capo Miseno.

Il presente

Da quanto abiti questi spazi? quanto hanno segnato e segnano il tuo immaginario? raccontaci uno dei ricordi più belli che ti legano a questi paesaggi.

Risiedo stabilmente a Pozzuoli, zona Gerolomini, accanto alla fermata della ferrovia Cumana, dal 2002, e riesco perfino a ricordare quando con mia nonna (nata nel 1881) alla fine degli anni 40 (sono nata nel 1938) , sul tram n. 54 (che all’epoca percorreva l’attuale marciapiedi di via Napoli), andavamo alle terme Gerolomini, che poi sono state trasformate negli appartamenti dove adesso abitiamo. L’immagine dell’edificio dove abitiamo e che vedevamo dal treno,si ripeteva spesso nel ricordo di quando andavamo a fare i bagni di mare con mia madre al Lido Napoli a Lucrino.

Il futuro

Conoscitrice di ciò ‘che accade’ sui percorsi flegrei, secondo la tua esperienza dove consiglieresti di investire più energie?

La zona è ricca di volontariato, anche culturale, le associazioni sono alcune decine e tutte molto interessanti nella loro attività. Occorre ‘fare rete’ e collaborare per realizzare progetti comuni, come il Museo Interattivo sul Bradisismo, proposto da Lux in Fabula.

E poi, dove investire? A Larderello, provincia di Pisa, Italia , 850 (ottocentocinquanta !) abitanti, esiste un Museo della Geotermia che viene visitato da migliaia di persone! A tal proposito la geotermia nei Campi Flegrei potrebbe produrre energia per mezza Italia (e forse tutta) con impianti diffusi a bassissimo impatto ambientale (grandi quanto una stanza!) perché l’acqua ad altissima temperatura si trova già a cento metri di profondità, si tratta di energia pulita, inesauribile per alcune decine di millenni prossimi.

E invece siamo ancora costretti a usare petrolio, visto che i Verdi (ed i prof. universitari esclusi dai progetti) si oppongono a tutto, sostengono che le trivellazioni faranno uscire il magma quasi che esso fosse champagne e non pietra fusa, impossibile da far salire in quella perforazione che equivale a una puntura di spillo in una montagna, (e non ci dicono nemmeno dove trivellava Plinio il Vecchio quando fece scatenare il Vesuvio nel 79 dc, né dove trivellavano a Tripergole quando esplose il Monte Nuovo nel 1538).

Questo potrebbe essere un ulteriore ragione per ‘lavorare in rete’ perseguendo obiettivi politici-economici. L’Islanda sfrutta egregiamente i suoi geyser, producendo a costi bassissimi l’alluminio. Realizzare questo da noi significherebbe dare lavoro diretto e indotto, dare impulso alla crescita economica e quindi sociale.

 

Rita Felerico

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