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Questo libro non solo non e’ scritto bene ma  e’ anche pericolosissimo. Si’, non e’ scritto bene  ..e’ scritto benissimo. E si legge trattenendo il fiato,  in apnea,  con  il rischio che ti parta un embolo. Si’ e’ cosi’. Ha un ritmo incalzante, a tratti forsennato. Ci leggi dentro tutta la rabbia, la disperazione, la passione, l’amore, la sensibilita’,  la forza e la follia dell’autore. Si perche’ ivan e’ un folle.  Forse inconsapevole, ma  e’ un folle.  Un lucido folle. Perche’ vive nel presente  pensando di vivere in un sogno,  dove e’ consentito dire e fare qualunque cosa. La sua passione non ha limiti ed esce dalla sua penna  con l’irruenza della lava. E’ difficile stargli dietro. Ne esci stremato. Ma felice e soddisfatto . Felice perche’ pensi che finalmente  un ragazzo, un giovane, un uomo,  ha avuto  il coraggio di raccontare la morte e non per strappare facili lacrime,  ma  per raccontare la complessita’ della vita e per donare consolazione  a coloro che stanno vivendo adesso il  dramma che lui stesso ha vissuto sulla sua pelle . Felice perche’ ha  saputo descrivere la disperazione non per dare sfogo alla sua depressione ma anzi per esaltare la felicita’ che probabilmente arrivera’ dopo. E soddisfatto.  Perche’ ha  saputo tratteggiare i sentimenti senza cedere alla retorica dello scrittore.  Come solo chi ha vissuto dentro di se’ emozioni forti sa fare.  E come solo chi e’ ispirato riesce a trasmettere. Ma come si fa’ ad essere gia’ nel titolo incredibilmente drammatici e poetici allo stesso tempo ? Hai letto il titolo e sei gia’ dentro  la psiche dell’autore . Riesci a capire che   maneggia gli estremi con un’abilita’ pazzesca, senza contraddirsi , senza contraddire. No, questo libro non si puo’ raccontare, questo libro non  si puo’ descrivere, si puo’ solo subire,  ed una volta che lo hai assaporato puoi solo restarne stordito. Come dopo aver aspirato il fumo di una sigaretta ed assaporarne inebetito il piacere che ti da. E non deve distrarre l’evidente format  autobiografico, non deve contagiare la vicenda umana seppure tragica e totalizzante. Perche’ e’ la scrittura la protagonista. E’ la scrittura che ti prende, e’  il suo ritmo che ti coinvolge e che  incredibilmente ti porta per mano fino alla fine della storia, senza che tu sia riuscito a capire   quanto tempo e’ passato da quando hai girato la pagina.  E’ questa la bravura dell’autore. E’ questo che avevo gia’ intuito quando lavoravamo assieme e mi consegnava  video ed interviste. Che non erano piu’ dvd, non erano piu’  video ed interviste.erano magnifici quadri, straordinari ritratti su tela,  che sapevano trasformare una cronaca banale in qualcosa di interessante, il quotidiano  in qualcosa di magico. Le sue parole, la poesia del suo eloquio  manipolavano le immagini e le trasformavano in sensazioni, in emozioni che ti portavi appresso e non dimenticavi piu’. Cosi’ come fa adesso con questo suo romanzo. Lui non recita su un palcoscenico, lui non scrive un romanzo…lui e’ il palcoscenico, e’ il romanzo. Lui vive in quella dimensione terza dove le banalita’ del quotidiano non possono scalfirti e dove solo la’ riesci a raccontare cio’ che conta, i grandi temi dell’amore e della vita . Lui vive la’, in quella dimensione terza dove solo la’ riesce ad essere se stesso, solo la’ riesce ad essere  ivan.

Marcello Milone

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