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A parlare del ‘tema dei temi’, fortemente dibattuto anche nella Cop24 da poco chiusasi a Katowice, sono stati giornalisti, ricercatori e architetti convocati dal neonato organismo Clima.Obiettivo 30/50. L’evento aveva il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Campania.
Il comitato, formato da due giornalisti napoletani, Marco Merola, divulgatore scientifico, e Marcello Milone, e dall’architetto territorialista Francesco Escalona, ha come obiettivo principale la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e della politica sulle urgenze dettate dagli effetti del cambiamento climatico, al fine di garantire anche alle nuove generazioni condizioni di vita ottimali . 
Informare e fare anche Constructive Journalism sul tema del cambiamento climatico è possibile. Ne ha parlato Marco Merola, partendo dall’esempio di “ADAPTATION”, il progetto giornalistico transmediale (presto online suwww.adaptation.it) nato proprio per spiegare come il mondo si stia adattando alle mutate condizioni di vita sul pianeta attraverso una sapiente gestione delle acque, urban (re)design, architettura del paesaggio, building with nature e tante altre tecnologie innovative Un progetto, soprattutto, che intende controbilanciare gli allarmi lanciati quotidianamente dai media di tutto il globo. “Non serve dire quali solo quali sono i problemi. A volte la gente vuol sentirsi dire se esistono soluzioni. Noi – ha dichiarato Merola, mentre mostrava dei video girati in Olanda per la puntata relativa alla gestione delle acque e al rischio dell’innalzamento dei mari – attraverso gli esempi di paesi e popoli che stanno mettendo a punto risposte concrete al cambiamento climatico, vogliamo promuovere il dibattito pubblico, “ingaggiare” il pubblico e fare informazione”.
L’Architetto Francesco Escalona ha messo in luce l’importanza di ridonare alla città di Napoli e, più in generale, a tutte le città che vogliano dirsi ‘resilienti’ importanti spazi verdi, sia attraverso la piantumazione che attraverso la gestione e manutenzione del verde già esistente. Come è noto, oltre a catturare Co2 gli alberi servono anche a mitigare gli effetti delle piogge torrenziali che ormai cadono sulle città e le campagne perché, grazie alla loro chioma, riescono a trattenere fino a 200 litri d’acqua.
Il ricercatore Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di Modellistica climatica e Impatti dell’Enea, ha sfidato il pubblico a evidenziare le differenze tra le parole ‘meteo’ e ‘clima’, dimostrando come, nella maggior parte dei casi, si faccia grande confusione e si mettano in circolo notizie inesatte o incomplete. Allo stesso tempo ha spiegato, attraverso dei grafici molto aggiornati, che gli anni più caldi sul pianeta sono stati proprio quelli tra il 2014 ed il 2016 e che il trend in salita del riscaldamento globale è costante da circa vent’anni a questa parte.
Nel futuro dovremo aspettarci estati calde come quella del 2003 e non più picchi di calore estemporanei ma vere e proprie ondate che possono durare anche 3 mesi.
Il Mediterraneo, in questo scenario, è osservato speciale, in quanto è uno degli ‘hot spot’
della Terra, cioè un’area che, per ragioni orografiche (le montagne che circondano la conca mediterranea), si riscalda più del resto della Terra.
In collegamento skype dagli USA ha destato grande interesse anche la relazione dell’Ingegnere termo-fluido-dinamico Flavio Dobran, docente e ricercatore presso la New York University, Politecnico di New York, Stevens Institute of Technology e Hofstra University, che da 25 anni sta studiando Vesuvio e Campi Flegrei e soprattutto i cambiamenti climatici e che nel 1994 ha fondato GVES allo scopo di promuovere lo sviluppo di habitat resilienti e sostenibili nell’area napoletana.
A chiudere la giornata l’intervento di Antimo De Martino, architetto e advisor sui temi ambientali e della sostenibilità, che ha relazionato sull’importanza di rivedere al rialzo il concetto di circular economy e, dunque, la necessità che anche le aziende faccino ulteriori sforzi per essere ecosostenibili.
Il prossimo appuntamento con CLIMA.OBIETTIVO 30/50
“COMITATO PROMOTORE PER L’ADATTAMENTO E IL CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO” è fissato a fine gennaio o inizi febbraio, hanno anticipato i fondatori. In programma c’è una grande proiezione pubblica in un cinema di Napoli, con annesso talk show.
Napoli ha ormai sposato la causa del contrasto al cambiamento climatico, con l’augurio che ciò valga da esempio per tutte le altre città italiane.
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La dichiarazione congiunta di 16 capi di Stato e di governi europei (firmata per l’Italia dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) per chiedere che durante la recentissima conferenza dell’ONU sul cambiamento climatico (COP 24) di Katowice, in Polonia, siano adottate “norme operative dettagliate e linee guida che rendano operativo l’accordo raggiunto a Parigi tre anni fa” ha toni di una drammaticità mai sentiti prima: “Il cambiamento climatico è la sfida chiave del nostro tempo. La nostra generazione è la prima a sperimentare il rapido aumento delle temperature in tutto il mondo e probabilmente l’ultima che effettivamente possa combattere l’imminente crisi climatica globale. Il nostro pianeta, è vicino al punto di non ritorno. Per questo motivo bisogna fare di più e l’azione deve essere rapida, decisiva e congiunta. Abbiamo l’obbligo collettivo nei confronti delle generazioni future di fare tutto ciò che è umanamente possibile per fermare i cambiamenti climatici e per rispondere ai loro perniciosi effetti”. Ed il rapporto sul clima, diffuso dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazioni Unite, dice che contro il riscaldamento globale non c’è più tempo da perdere e che i prossimi 12 anni saranno cruciali per evitare che la temperatura media globale superi l’aumento di 1,5 °C., limite ritenuto soglia di sicurezza accettabile per evitare che decine di milioni di persone soffrano le conseguenze della siccità, delle ondate di caldo e delle inondazioni lungo le aree costiere.

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