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I Greci lo consideravano il nettare degli dei, strettamente correlato nella mitologia con l’ambrosia, ovvero il cibo o la bevanda che solo gli immortali potevano consumare. Per millenni il miele è stato il principale dolcificante usato dall’uomo, il principe assoluto del dolce, l’unico alimento zuccherino concentrato disponibile.

Era apprezzato anche nell’Antico Egitto, nota era infatti l’usanza di deporre accanto alle mummie grandi coppe o vasi ricolmi per il viaggio dei defunti nell’Aldilà. L’archeologo T.M. Davies ha scoperto in una tomba egizia, un barattolo di miele invecchiato di almeno 3300 anni, ma perfettamente commestibile. Attraverso la lettura dei geroglifici è stato possibile scoprire che ricette a base di miele erano impiegate non solo per uso alimentare, ma anche medico, capace di curare disturbi digestivi, o come unguente per piaghe e ferite.

Il binomio tra l’uomo e il dolce è stato indissolubile, attraversando secoli, continenti e perfino religioni. È l’uomo che lo cerca da sempre, prima nei frutti, fino ad arrivare alla lavorazione dello zucchero. “Il dolce, il piacere del gusto nella storia” è un volume pubblicato da Aboca Edizioni, che racconta come nel corso dei millenni, il concetto legato a questo sapore abbia assunto un significato fortemente simbolico.

Scritto da Ettore Franca, docente di Tecnologia degli alimenti e giornalista, ed Alfredo Taracchini Antonaros, gourmet, romanziere e studioso del cibo come cultura, si tratta di un percorso che coinvolge non solo l’alimentazione, ma anche la dolcezza intesa come emozione. Il libro approfondisce il significato metaforico della parola “dolce” utilizzata per  identificare le persone gentili, buone, affettuose, delle quali, non possiamo fare a meno, proprio come accade per questo gusto appagante, in grado di gratificarci.

Una panoramica storica e letteraria accompagnata da ottime referenze iconografiche per comprendere come si sviluppa lo stesso concetto nell’arte e quali siano le molteplici raffigurazioni negli alimenti. Un viaggio nella storia, alla scoperta del valore simbolico di dolce e dolcezza, in cui i progressi dell’industria, dei mercati, della medicina e della chimica non sono riusciti a entrare, se non nel suo senso più pratico e più legato all’alimentazione e alla salute.

Risalgono addirittura a 9.000 anni fa, in Africa, le prime immagini nitide di apicoltura – racconta il volume – e bisognerà aspettare il XVI secolo perché arrivi in Europa la “rivoluzione dello zucchero”, comparso come medicinale con le Crociate e portato dagli Arabi, che ne avevano conosciuto i benefici già dal VI secolo.

Miele e zucchero, ma anche manna, sciroppo d’acero, zucchero di stevia, sapa, melassa, malto, zucchero di mais, datteri, succo d’agave, zuccheri di palma, fichi, uva. Fino ai dolcificanti o edulcoranti naturali. Il mondo del dolce raccontato tra citazioni, aneddoti e leggende in cui sarà possibile scoprire le vicende economiche e di egemonia di Repubbliche come Venezia, o nazioni come l’Inghilterra e l’Olanda, che godettero lunghi periodi di ricchezza e potere, proprio attraverso il  trasporto e il commercio dello zucchero, come lo era per le spezie.

Fino ad arrivare ai giorni nostri in cui si racconta perfino che, secondo la Cia, Al Qaeda avrebbe una catena internazionale di produzione e vendita del miele con cui si finanzia. E in più che “l’odore e la consistenza del miele rendono facile nascondere armi e droghe nei carichi da spedire”.

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