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Comincia oggi una corrispondenza in diretta Whatsapp con Antonio Ebreo, prestigioso  chirurgo campano, oggi in pensione, che da tantissimi anni , oltre alla sua attività professionale, dedica gran parte del suo tempo e delle sue energie ad aiutare i più bisognosi. Da qualche anno opera in un Ospedale del Burundi, paese tra i più poveri ed eternamente sull’orlo di una guerra civile. Chi non ricorda il conflitto che anni fa causò circa due milioni di morti tra le etnie Tutsi ed Hutu? Le toccanti cronache di Ebreo ci faranno toccare con mano una realtà terribile, che seppur lontana migliaia di chilometri da noi, regalerà paradossalmente a noi, tanti elementi su cui riflettere per dare un senso alle nostre vite . Potrete leggere, da oggi, in esclusiva, le cronache di Antonio Ebreo, sul sito e sulla pagina FB di Tugheder Magazinewww.tugheder.it

 

19/10/16, 08:30:23: Antonio Ebreo: Ciao Marcello.

Questo è il luogo dove sono. Si chiama Mivo. È al confine con il Ruanda.  Comprende vari villaggi con 20 o forse 30 mila abitanti  ( non esiste un’anagrafe sicura). E’ composta da hutu, tutsi e da un gruppo di pigmei (batwa) che vengono esclusi. La situazione generale e’ molto complessa dopo il tentativo di colpo di stato e la forzatura del presidente che si è fatto eleggere per la terza volta, violando la costituzione. Nessuno riferisce la propria etnia per paura di ritorsioni. C’è molta tensione in giro e la situazione, già critica, potrebbe precipitare da in momento all’altro. Qui la sanità non è gratuita. Gli ammalati non vanno negli ospedali se non allo stremo non avendo di che pagare. Per pagare sono costretti a vendere quel po’ di terra in loro possesso e che serve per coltivare qualcosa da poter mangiare. Quindi o muori di malattia o di fame. Da qualche anno aiuto l’ ospedale del posto gestito dalle suore di “Bene Maria” un ordine burundese dove vengono accolti anche malati poveri. Io faccio quel che posso portando farmaci, materiale di sutura ed altro. Posso portare 46 chili e , a volte, ho problemi al mio arrivo con “richieste ” varie. Le suore comunicano il mio arrivo alla parrocchia e alla radio locale, dicendo che in ospedale c’è un chirurgo, e allora arriva di tutto. Il loro  viaggio può durare anche un giorno e, spesso, molto spesso devi dire che ormai non c’è più niente da fare. La mortalità infantile è elevatissima, anche una malattia non importante può essere mortale per la denutrizione. La  malaria colpisce tutti. Un giorno una suora mi disse: “avevamo tanta fame e abbiamo messo il riso. Ora mangiamo la malaria e si continua a morire di fame e malaria”.  Altro è difficile da raccontare. Sai benissimo che è impossibile descrivere le emozioni. Ciao vado ad operare

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