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Attenzione a chiamarla “birra”. Dentro quella bottiglia di vetro scuro non c’ è solo un liquido chiaro, scuro o ambrato fatto di acqua, malto, lievito e luppolo . Dentro quella bottiglia c’è molto di più. C’è una storia fatta di inventiva, di passione per la propria terra, ma soprattutto c’è una dichiarazione d’amore, non quello romantico, ma quello viscerale che lega una famiglia al proprio figlio. Nasce da queste premesse la birra artigianale “ BIRRA 42” del Birrificio C&c di Foglianise, nel Beneventano. Nasce quasi per caso, con un bando regionale ( non a fondo perduto !) che favorisce le start up per l’artigianato. Un’impresa che dapprima spaventa la famiglia/imprenditore, ma che poi finisce per diventare una vera e propria ragione di vita, una sfida per offrire al proprio figlio un’opportunità di lavoro e di inclusione, un motivo di riscatto sociale contro l’offerta zero” delle istituzioni preposte ad alleviare il disagio delle famiglie che devono quotidianamente affrontare il problema del futuro dei propri figli . Nasce così “ l’unica birra con un ingrediente segreto non acquistabile sul mercato”, come recita il paper pubblicitario del brand, che altro non è che quell’atto d’amore della famiglia Di Cicco verso il figlio, o come la chiama Celestino, l’ideatore, consulente aziendale di 52 anni e papà di Carmine, “ una finalità sociale” . Gli ingredienti meno segreti di “Birra 42” sono invece il suo forte carattere territoriale dovuto all’utilizzo, soprattutto per la birra bionda, di una fonte di acqua sorgente del Taburno, la sua italianità dovuta ai malti di Melfi, la sua purezza biologica dovuta a sostanze solo organiche e non di sintesi, e la sua naturalità essendo non filtrata e non pastorizzata, e purificata grazie solo ad un abbattimento termico prima dell’imbottigliamento. Grande attenzione è data anche alla salvaguardia delle risorse grazie ad un sistema di resi delle bottiglie di vetro che vengono ricomprate dai rivenditori, per essere poi riutilizzate, senza così andare in discarica, e all’utilizzo di un impianto di sanificazione e ozonizzazione , studiato con il CNR, che distrugge le cariche batteriche senza rilasciare nell’aria altre sostanze che non siano ossigeno. In sintesi un processo produttivo semplice ed efficace per creare un prodotto del territorio semplice e gustoso, un prodotto che piano piano sta affermandosi in Campania ma che già intravede anche sbocchi sui mercati esteri, in particolare gli Usa e il Canada. La sfida commerciale dei De Cicco sembra destinata a un successo, ma l’altra, quella che più conta per loro, quella sì, è certamente già vinta.

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