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Istituito quasi dodici anni fa, per porre rimedio allo strazio del vasto patrimonio archeologico subacqueo flegreo sprofondato in mare da secoli per effetto del bradisismo, ed esposto a una continua razzia , si estende su 176 ettari, fra Bacoli e Pozzuoli, suddiviso in zone di riserva integrale (Zona A), generale (Zona B) e parziale (Zona C). Il Parco protegge parte delle strutture relative all’antica Baia, e del porto e waterfront di Puteoli, l’antica Dicearchia in cui esuli Samii avevano coltivato il sogno di un buon governo alternativo alla tirannide di Policrate, e che in età romana si era trasformata, prima della costruzione dei bacini di Claudio e Traiano, nel grande porto annonario dell’Urbe, punto d’arrivo di giganteschi carichi da tutto il Mediterraneo.

La ricerca

Nino Lamboglia nel 1959/60 operò a Baia insieme a Francisca Pallarés ed altri subacquei in due importanti campagne per la storia dell’archeologia subacquea. Si tracciarono i confini del Parco ma soprattutto si individuò il Ninfeo che avrebbe dato grandi soddisfazioni nei decenni a seguire. Dopo il 1960 i lavori a Baia subirono un arresto e per quasi un decennio le acque dell’antica città tornarono nell’oblio, finché nel 1969 una mareggiata mise in luce due statue marmoree. Come spiegò B. Andreae, si trattava di Ulisse e del suo compagno Baios, soggetti di un gruppo scultoreo di grande pregio che ornava l’esedra di fondo del ninfeo dell’imperatore Claudio a Punta Epitaffio. La scena era quella odissiaca dell’incontro con Polifemo, colta nel momento in cui l’astuto eroe porge la coppa di vino al ciclope. Allo studio del ninfeo si arrivò solo dopo altri dieci anni, quando l’opera congiunta di F. Zevi, B. Andreae e P. Gianfrotta, aiutati in acqua dagli esperti sub del Centro di Studi Subacquei di Napoli portò al suo scavo e rilievo . Con quattro successive campagne di indagine si riuscì a ricostruire l’intera planimetria dell’edificio, splendida sala tricliniare absidata con 4 nicchie per ogni lato lungo, adornate da pregevoli statue ritrovate e recuperate, e con un’esedra di fondo decorata a finta grotta in cui trovava posto la scena odissiaca. L’identificazione delle statue con i familiari dell’imperatore Claudio (Druso, suo padre, Antonia Minore, sua madre, gli antenati Augusto e Livia, e i due figli Ottavia Claudia e Britannico) e con Dioniso, chiariva indubitabilmente la natura e la datazione dell’edificio. L’intera decorazione scultorea fu esposta dal 1997 nel Museo dei Campi Flegrei, al Castello Aragonese di Baia, con un’interessante ricostruzione dell’ambiente. Dal 2009, copie sintetiche delle statue sono state ricollocate in situ, per la gioia dei visitatori subacquei che possono pinneggiare all’interno di una ricostruzione di alta suggestione.

Dal 1984, grazie a varie campagne condotte dal Centro Campano di Archeo-Sub, si individuarono una parte delle strutture sommerse, il largo canale di accesso al lacus Baianus, le terme di un ninfeo emidecagonale triabsidato e la parte superstite della grande Villa dei Pisoni. Venne poi evidenziata la presenza della Villa con ingresso a Protiro, un must per i sub, per i suoi splendidi pavimenti mosaicati; venne prospettata un’immagine affidabile dell’antica linea di costa, e del tipo di possibili insediamenti sulle rive del lacus, con i moli e gli approdi delle ville marittime, ed infine vennero individuate nuove strutture sommerse alla base della collina del Castello Aragonese, e grazie allo studio sui materiali recuperati negli anni ’20, un nuovo complesso palaziale, connesso alla dinastia dei Severi, a sua volta dotato di un monumentale ninfeo. Con l’istituzione del Parco, il porto venne chiuso, la zona delimitata e valorizzata grazie ad un consorzio di centri sub. Soprintendenza e ISCR lavorano dal 2003 sui complessi problemi di conservazione della città sommersa, salvando i mosaici della Villa dei Pisoni e della Villa con ingresso a Protiro.

La situazione attuale

Baia è considerata da molti un possibile volano turistico per l’intera regione flegrea. Si studiano nuovi progetti di musealizzazione innovativi e affascinanti, che, potrebbero, in un’auspicabile reazione a catena, creare nuovi posti di lavoro, e con questi consentire un ulteriore passo avanti nella ricerca archeologica. Per il momento, i sub hanno la possibilità di immergersi oppure fare snorkeling in cinque siti sommersi, accompagnati da guide subacquee autorizzate e formate dal personale della Soprintendenza.

CENTRO SUB CAMPI FLEGREI : diving center Five Star IDC. Dal 1992 opera nel settore del turismo subacqueo con due strutture, la prima a Lucrino, nell’area del Parco Sommerso di Baia, all’interno del lido Montenuovobeach – punto mare con docce calde, spogliatoi, centro ricariche, imbarco/sbarco privato, zona risciacquo, deposito attrezzatura, vela, canoe, solarium, centro benessere, self service. L’altra struttura si trova a Pozzuoli (NA), con la segreteria, le aule didattiche ed un’agenzia di incoming. Al suo 24° anno di escursioni guidate nel Parco Archeologico Sommerso di Baia ed alle isole di Ischia e Procida, grazie all’esperienza acquisita ed alla partnership sul territorio con strutture di ricezione turistiche, è in grado di offrire servizi all inclusive per subacquei ed accompagnatori. Il Centro Sub Campi Flegrei ha ricevuto nel 2011 e nel 2012 l’Award Padi annoverandosi tra i migliori centri subacquei PADI d’Italia

Info: Enzo Maione – Centro Sub Campi Flegrei Via Napoli,1 – 80078 Pozzuoli (NA)

Tel 081.8531563 www.centrosubcampiflegrei.it info@centrosubcampiflegrei.it

FB: Centro Sub Campi Flegrei Skype: centrosubcampiflegrei

Villa dei Pisoni

Percorso cimato di circa 45 minuti, a meno 6 mt., e vicino lo sperone tufaceo di Punta Epitaffio. Si esplorano le strutture connesse con il viridarium, la fila di nicchie e semicolonne restaurate, ed alcuni mosaici a tessere bianche.

Villa a Protiro

Seguendo un percorso cimato , tra fitte “fioriture” di spirografi e banchi di saraghi compaiono una soglia di marmo, un mosaico geometrico a tessere bianche e nere, ambienti residenziali e un complesso termale con tubuli fittili e selva di suspensurae.

Ninfeo

A Punta Epitaffio ci si immerge tra le repliche delle statue oggi esposte al Museo dei Campi Flegrei, si ammira la planimetria della grande sala tricliniare, e ci si affaccia all’esterno, seguendo i basoli dell’antica strada, curiosando fra gli ambienti termali .

Secca delle Fumose

Ci si immerge fra le massicce pilae in cementizio sul limite esterno del Portus Julius, che da meno 12 mt. arrivano a lambire la superficie, e dove, seguendo l’allineamento delle strutture romane, in un ambiente incredibilmente ricco di vita, con saraghi, polpi, corvine e murene, si raggiunge una singolare concentrazione di fumarole sommerse, che riscaldano la sabbia del fondo con continui sfiati di bolle calde, e che rendono unico il contesto per una patina bianca dovuta alla proliferazione di solfobatteri .

Portus Julius

A pochi metri di profondità, immersione tra i muri in laterizio che e tra pavimenti in signinum decorati a rosette o a meandro, mosaici a tessere bianche, colonne laterizie con tratti di rivestimento, soglie e divisori; il tutto in un labirinto di magazzini disseminato di ceramica, frammenti di sigillata, anse e colli d’anfora che le guide fingono ad ogni visita di “scoprire” di fronte a visitatori spesso stupefatti.

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